Dott.sa Stefania De Chiara

Medico Chirurgo
Perfezionata in Dietologia Clinica
Master II livello internazionale

Stadtgasse, via centrale, 43 39031 Bruneck/Brunico (Bz)
s.dechiara@lifekey.it

Dott. Massimo Vitarelli

Laureato in Medicina e Chirurgia Esperto in Fisiologia dell’Esercizio Fisico
Stadtgasse, via centrale, 43 39031 Bruneck/Brunico (Bz)
m.vitarelli@lifekey.it

La malattia travestita da virtù: l’ortoressia

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La malattia travestita da virtù: l’ortoressia

In questo articolo vi descrivo una “NUOVA PATOLOGIA”: l’Ortoressia Nervosa.

Oggi siamo continuamente bombardati, attraverso web, social, tv, libri, riviste,… da consigli e ammonizioni sulla dieta e sulla salute..

Ovviamente, nostro malgrado, il tutto non è regolato da alcuna normativa scientifica e pertanto siamo in continua balia di propagande quotidiane che invitano ad avere uno stile di vita sano, a non comprare determinati alimenti, a leggere in un determinato modo le etichette.

Molto spesso, coloro che si affidano ad Internet per cercare informazioni sulla salute e sul wellness, sbagliano fonte e si affidano ad informazioni erronee; tutto questo può degenerare nel fenomeno della cybercondria.

Per cybercondria si intende uno stato di infondata preoccupazione di un paziente per la propria salute, derivato da nozioni ricercate dallo stesso, sulla rete o sui social media.

Come si fa a riconoscere quando la preoccupazione per la propria salute e per l’integrità della propria dieta, raggiunge proporzioni patologiche?

Per Ortoressia nervosa si intende un’attenzione patologica per un’alimentazione sana e pura. Sebbene non sia ancora ufficialmente riconosciuta come una diagnosi psichiatrica, l’ortoressia è spesso associata a numerose disfunzioni, in quanto ciò che inizia come un tentativo di ottenere una salute ottimale attraverso l’attenzione alla dieta può portare a malnutrizione, a perdita di relazioni sociali e a scarsa qualità della vita. Il problema è stato ampiamente trascurato dalla comunità scientifica, anche se è frequentemente osservato da specialisti dei disturbi alimentari.

Nel 1997 Bratman e Knight sono stati i primi a descrivere i sintomi dell’ortoressia: adozione di una dieta estremamente restrittiva, ossessiva concentrazione sulla preparazione dei pasti e ritualizzazione.

Chi è il paziente Ortoressico?

E’ un paziente tipicamente interessato alla qualità  del cibo e non alla quantità , che  trascorre tempo eccessivo a studiare le fonti (ad esempio se le verdure siano state esposte a pesticidi, se i prodotti lattiero-caseari provengano da mucche che sono state stimolate con ormoni , se i contenuti nutrizionali di un determinato alimento possano essere persi durante la cottura, o se siano stati aggiunti aromi artificiali o conservanti ad un determinato prodotto alimentare) e l’imballaggio (ad esempio, se l’alimento possa contenere composti cancerogeni derivanti dalla plastica, se il cibo acquistato possa contenere tracce di metalli pesanti) degli alimenti che vengono poi venduti sul mercato.

 

La fissazione sulla qualità del cibo, sia in termini di valore nutrizionale che in termini di purezza percepita, è indotta dalla volontà di massimizzare la propria salute fisica e psichica e non da credenze religiose o da preoccupazioni per l’agricoltura sostenibile, la protezione dell’ambiente o il benessere degli animali. In tal modo si generano modelli di consumo particolarmente complessi, ad esempio: gli alimenti possono essere combinati in un solo modo o in determinati momenti del giorno, o credenze anomale sul fatto che la digestione massima di un tipo di cibo si verifica una certa quantità di tempo dopo l’ingestione di un altro tipo di cibo.

L’ortoressico prova un intenso senso di frustrazione quando, per qualsiasi motivo, deve interrompere le sue pratiche dietetiche, prova un intenso disgusto quando la purezza alimentare è apparentemente compromessa, e si sente fortemente in colpa quando commette, suo malgrado, trasgressioni alimentari. “Lo sgarro”, non viene vissuto con serenità, ma come stress, e  induce un desiderio di autopunizione, caratterizzato da una dieta ancora più rigorosa con, eventualmente, rituali di digiuni presumibilmente purificanti.

L’ortoressico ( O.)  è un paziente isolato, che non vive bene nella società.. Nella sua mente, solo nel suo ambiente domestico, può alimentarsi bene, in modo sano ed evitando il rischio di contaminazioni. Di solito tende a condividere il tempo con persone con le stesse similitudini comportamentali.

Il soggetto O. non ha tempo di dedicarsi a null’altro se non al cibo: al di fuori dei pasti, il tempo extra viene speso per la ricerca e la catalogazione degli alimenti, la loro pesatura e la pianificazione dei pasti futuri.

Siamo sicuri che tutto questo possa portarci ad avere una salute di ferro?..Le evidenze scientifiche ci dicono altro:

l’ O. , a causa di questo modo estremo di alimentarsi, può andare in contro a  carenze nutrizionali, dato che per principio, trascura o, addirittura omette,   interi gruppi alimentari e, sebbene manchino studi empirici a lungo termine, ci sono prove aneddotiche che questo tipo di modello dietetico possa portare alle stesse complicanze mediche che si osservano in forme gravi di anoressia: osteopenia, anemia, iponatremia, acidosi metabolica, pancitopenia,  carenza di testosterone e bradicardia patologica.

Siamo sicuri che l’ortoressia non c’entri nulla con l’anoressia?

Analizzando sintomi e comportamenti, l’ortoressia ha molti punti in comune con l’anoressia nervosa (A.N.) ,  e tutto questo non ci deve stupire, anzi ci deve far prendere atto del fatto che siamo di fronte ad un serio disturbo del comportamento alimentare, che richiede un trattamento specifico, da parte di personale competente.

L’ortoressia e l’anoressia condividono il senso del perfezionismo, ansia ad alti livelli e necessità di esercitare il controllo, oltre al potenziale desiderio di una perdita di peso significativa. I pazienti che soffrono di questi due disturbi cercano di realizzare ad ogni costo i propri obbiettivi, sono estremamente severi ed intransigenti con se stessi, valutando l’aderenza al loro regime alimentare, come marker di autodisciplina e interpretano le deviazioni della loro dieta come un fallimento del loro autocontrollo.

L’ortoressico e L’anoressico non sono obbiettivi sul loro status di salute e spesso negano di avere un disturbo del comportamento alimentare.

Ovviamente le due patologie sono anche estremamente differenti: nell’anoressia, gli individui sono preoccupati dell’immagine corporea ed hanno paura dell’obesità, alterando quindi i loro modelli di alimentazione per perdere peso. Nell’ ortoressia, invece, gli individui attuano pratiche alimentari particolari per il desiderio di essere sani, naturali e puri. Gli individui anoressici tendono a nascondere i loro comportamenti, mentre gli individui ortoressici tendono a palesare le loro abitudini.

In alcuni casi l’Ortoressia condivide anche tratti comportamentali simili a quelli del disturbo ossessivo-compulsivo: pensieri ricorrenti e intrusivi sul cibo e la salute in periodi inadeguati, forte necessità di organizzare i pasti, catalogare il cibo e mangiare in modo ritualizzato.  In entrambi i disturbi, i pazienti hanno un tempo limitato per altre attività, in quanto l’aderenza ad uno stile alimentare rigoroso interferisce con le normali pratiche quotidiane.

Come si può trattare questo disturbo?

A chi possiamo rivolgerci?

Finora non sono stati studiati trattamenti efficaci per l’ortoressia, anche se sono stati proposti suggerimenti molto validi. L’intervento ideale include un team multidisciplinare che comprende medici, psicoterapeuti e dietisti in modo che una combinazione di farmaci, terapia cognitivo-comportamentale e psico-educazione possa essere applicata con un attento monitoraggio nell’ ambiente ambulatoriale. In caso di perdita di peso significativa e di malnutrizione, è indicato un ambiente ospedaliero con i medici esperti nella sindrome da refeeding. Per quanto riguarda i farmaci, si sono rivelati utili per l’ortoressia gli inibitori della ricaptazione della serotonina e l’olanzapina. È da notare tuttavia che gli individui ortoressici possono avere la tendenza a rifiutare i prodotti farmaceutici, considerandoli come sostanze “non naturali”. Quando si considera la psicoterapia, gli interventi devono essere individualizzati in base ai sintomi che manifesta il paziente, riconoscendo che gli obiettivi di trattamento dovrebbero riguardare non solo il modo in cui si alimenta il paziente, ma anche il modo in cui il paziente acquista il cibo, lo prepara e lo percepisce. Sono utili anche sedute di gestione dello stress per cercare di placare ansia pre-prandiale, post-prandiale e altre manifestazioni di ansia inerenti lo status individuale di salute. Infine, strategie di modifica del comportamento possono essere utili per ampliare il repertorio alimentare del paziente, aumentare la socializzazione durante i pasti e diversificare le attività per il tempo libero soprattutto per evitare di includere tematiche alimentari.

Il mio giudizio personale in merito alla questione è il seguente: dobbiamo cercare di vivere serenamente, utilizzando il cibo per nutrirci e non per alimentare i nostri vuoti e le nostre insicurezze.

Dobbiamo scegliere e comprare cibo di qualità possibilmente senza pesticidi ed additivi (è una forma di amore e di rispetto che noi abbiamo per noi stessi, la nostra salute e per gli agricoltori e gli allevatori) , ma senza ossessionarci: dobbiamo sempre ricordare che le esposizioni croniche a sostanze nocive sono estremamente pericolose, ma non quelle occasionali o accidentali, se in piccolissima quantità.

Godetevi un’alimentazione sana , equilibrata , diversificata e naturale, senza focalizzare tutta la vostra giornata sul cibo e sull’organizzazione dei pasti:  non siamo più uomini primitivi alla ricerca della preda per sfamarci.. siamo pieni di cibo ovunque…quindi è bene dedicare buona parte del nostro tempo quotidiano a  cercare di nutrire la mente..

Dott.ssa Stefania De Chiara

Per approfondimenti:

  • Vandereycken W. Media hype, diagnostic fad, or genuine disorder? Professionals’ opinions about night eating syndrome, orthorexia, muscle dysmorphia, and emetophobia. Eat Disord. 2011;19(2):145–155.
  • Koven NS1, Abry AW1. The clinical basis of orthorexia nervosa: emerging perspectives. Neuropsychiatr Dis Treat. 2015 Feb 18;11:385-94. doi: 10.2147/NDT.S61665. eCollection 2015.
  • Park SW, Kim JY, Go GJ, et al. Orthorexia nervosa with hyponatremia, subcutaneous emphysema, pneumomediastimum, pneumothorax, and pancytopenia. Electrolyte Blood Press. 2011;9(1):32–37.