Dott.sa Stefania De Chiara

Medico Chirurgo
Perfezionata in Dietologia Clinica
Master II livello internazionale

Stadtgasse, via centrale, 43 39031 Bruneck/Brunico (Bz)
s.dechiara@lifekey.it

Dott. Massimo Vitarelli

Laureato in Medicina e Chirurgia Esperto in Fisiologia dell’Esercizio Fisico
Stadtgasse, via centrale, 43 39031 Bruneck/Brunico (Bz)
m.vitarelli@lifekey.it

Digiuno intermittente e cancro

HomeBlogNutrizione e Cucina NaturaleDigiuno intermittente e cancro

Digiuno intermittente e cancro

Siamo veramente sicuri che se siamo affetti da un cancro dobbiamo continuare ad alimentarci come prima, facendo finta che un cambio di abitudini dietetiche non serva a nulla?

Siamo veramente certi del fatto che se stiamo effettuando cicli di chemioterapia è bene fare lauti pasti, per cercare di compensare lo stress causato dalla terapia stessa e per cercare di rimetterci in forza prima possibile?

Siamo veramente sicuri di sapere cosa sia il Cancro?

Noi siamo fatti da cellule, tutte insieme lavorano quotidianamente per il bene COMUNE, ovvero per il benessere del nostro organismo in toto.

Quando insorge una neoplasia?

Quando le suddette famose cellule smettono di LAVORARE INSIEME PER L’INSIEME, MA INIZIANO A PRIVATIZZARSI, A LAVORARE IN PROPRIO, AD ESSERE EGOISTE, ecco qua che insorge il CANCRO.
In questo breve articolo, vi voglio descrivere e far conoscere gli ultimi aggiornamenti in letteratura in merito alla pratica del digiuno in condizioni di salute estremamente delicate come il tumore.
La restrizione calorica, secondo uno studio di Harvie del 2016, pubblicato sul Breast Cancer Res., ed una riduzione cronica dell’apporto energetico (RCC) di circa il 30% senza insorgenza di malnutrizione, è un intervento dietetico di ampia efficacia che riduce significativamente l’adiposità e l’infiammazione e migliora i profili metabolici sia negli esseri umani che nelle cavie non obese. Studi preclinici su modelli animali dimostrano che la stessa restrizione calorica prolunga la durata della vita e determina insorgenza ritardata di malattie legate all’età: cancro, diabete di tipo II, malattie cardiovascolari e neurodegenerative.

La riduzione dell’intake calorico promuove alterazioni metaboliche utili per mantenere a lungo uno stato di ottima salute: aumento della sensibilità all’insulina e diminuzione della glicemia, diminuzione dei fattori di crescita circolanti, diminuzione di angiogenesi ed infiammazione.

Studi longitudinali del 2017 effettuati presso il National Institute of Aging e l’Università del Wisconsin hanno mostrato una significativa riduzione dell’incidenza di tumori nelle scimmie Rhesus alimentate con una dieta fortemente ipocalorica rispetto a una dieta di controllo. Mentre gli effetti antitumorali della restrizione calorica sono ben stabiliti, il meccanismo alla base di questa relazione rimane poco chiaro, anche se si ritiene che gli effetti soppressivi sulla crescita neoplastica, siano dovuti, in parte all’aumento dell’apoptosi nelle cellule tumorali, e alla modulazione del fattore di crescita insulino-simile (IGF) -1, ed in parte ad una ridotta angiogenesi.

In termini pratici che vuol dire tutto questo?

In sintesi vuol dire che se siamo in restrizione calorica la cellula tumorale, viene nutrita di meno, viene coccolata di meno da fattori di crescita che rispondono all’insulina, noto ormone anabolizzante, e tendenzialmente muoiono.
Meno calorie, equivalgono a meno tessuto adiposo, il che equivale a meno fattori proinfiammatori, tra cui leptina, adiponectina, IL6, TNF, che si possono considerare come benzina sul fuoco in un contesto di neoplasia in atto.

Come si alimenta il tumore?

I vasi sanguigni trasportano le sostanze nutritive alla massa tumorale e man mano aumentano, avviluppandola e rendendola sempre più forte e vigorosa! Ebbene una riduzione dell’intake calorico comporta minor rifornimenti, minore benzina, minori fattori angiogenetici (ovvero fattori stimolanti la prolificazione dei vasi sanguigni) e quindi il tumore si indebolisce, semplicemente perché va in contro a carestia energetica.

Ovviamente il digiuno, oppure la RCC, non possono essere usati DA SOLI, come unica terapia contro un tumore. Inoltre va valutato caso per caso, chi può beneficiare di questa antica opzione terapeutica e chi no.
Non tutti i pazienti sono uguali, e sicuramente una RCC potrebbe compromettere lo status di salute di pazienti gravemente compromessi, in status di cachessia ( forte deperimento ) o in status di sarcopenia ( perdita eccessiva di massa muscolare).
L’attenzione scientifica recente si è concentrata sul potenziale della RCC come terapia aggiuntiva per una serie di tumori in combinazione con chemioterapia tradizionale e/o radioterapia. Mentre la RCC può essere ben tollerata negli studi preclinici e clinici sugli individui sani, i pazienti con diagnosi di cancro sono a maggior rischio di perdita di peso a causa di terapie cancerose tossiche, così come di cachessia e di sarcopenia.
Pertanto la RC intermittente, ottenuta attraverso il digiuno in cui non si consumano calorie per periodi di tempo definiti (tra 24 ore e 6 giorni), provoca alterazioni metaboliche e antinfiammatorie simili a quelle osservate durante la RCC e può spesso portare a maggiori cambiamenti nel breve termine. In contrasto con RCC, il digiuno intermittente provoca il rilascio di glicogeno dal fegato ad uso energetico. Una volta esaurite le scorte di glicogeno, gli aminoacidi e gli acidi grassi vengono catabolizzati per generare glucosio e corpi chetonici. È stato dimostrato che il digiuno a breve termine migliora il trattamento chemioterapico con etoposide , mitoxantrone, oxaliplatino, cisplatino, ciclofosfamide e doxorubicina nei modelli di topi transgenici ammalati di neuroblastoma, fibrosarcoma, glioma, melanoma, tumore al seno e tumori ovarici. È stato anche dimostrato che il digiuno a giorni alterni migliora la radiosensibilità dei tumori mammari nei topi, probabilmente a causa di un aumento dello stress ossidativo e del danno al DNA sulle cellule tumorali.
Molti studi, inoltre sono concordi sul fatto che il digiuno intermittente sia associato a un aumento dell’autofagia nelle cellule cancerose e riduzione dell’ossigeno nel microambiente, causando un aumento delle cellule T CD8 + circolanti e conseguente miglioramento dell’immunosorveglianza e clearance delle cellule tumorali. Inoltre, cicli prolungati di digiuno hanno anche dimostrato di proteggere le cellule immunitarie durante il trattamento chemioterapico, suggerendo la possibilità di combinare l’immunoterapia con la chemioterapia tradizionale a fianco di tali interventi dietetici.

In sintesi il digiuno o i cicli di digiuno intermittente contribuiscono a rafforzare il nostro sistema immunitario, rendendolo piu’ reattivo, piu’ attento a scovare le cellule impazzite e creano un deficit di ossigeno tale da soffocare le cellule cancerose.

Mentre gli studi preclinici stanno crescendo sugli effetti del digiuno intermittente in combinazione con la chemioterapia e la radioterapia, gli studi clinici sono lenti da seguire. Attualmente sono in corso studi più ampi per determinare il potenziale del digiuno intermittente nel ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia e per capire se si potrà utilizzare come terapia adiuvante insieme alle classiche chemioterapie.
Anche i regimi dietetici, a ridotto tenore di carboidrati o chetogenici, possono essere un’alternativa valida in combinazione alle terapie antitumorali classiche. Tali modelli, ricombinano il metabolismo per utilizzare a scopo energetico, non più glucosio, ma chetoni derivati da acidi grassi, in particolare trigliceridi a catena media. Queste diete hanno come esito molte delle proprietà metaboliche e anti-infiammatorie del digiuno intermittente e della RCC, tra cui la riduzione della glicemia, dell’insulina e dell’IGF-1, così come l’ossidazione degli acidi grassi e la generazione di chetoni. La dieta chetogenica è stata a lungo utilizzata con successo come mezzo per ridurre le crisi epilettiche e più recentemente nel diabete di tipo 2, ed è anche ben tollerata nei pazienti oncologici sia come adiuvante che in monoterapia. Inoltre, un passaggio a una dieta a basso contenuto di carboidrati / chetogenica ha dimostrato prevenire la cachessia nei pazienti sottoposti a chemioterapia, suggerendo che questo approccio dietetico potrebbe essere un’alternativa adatta per i pazienti oncologici a rischio di cachessia, sarcopenia e perdita di peso.
Per concludere gli interventi dietetici sono interessanti come terapie antitumorali di supporto anche a livello economico. Poiché la RCC è controindicata per molti pazienti oncologici a rischio di perdita di peso, cachessia e l’immunosoppressione, le RC intermittenti, le diete a basso contenuto di carboidrati / chetogeniche possono essere più adatte.
È stato dimostrato che le diete a basso contenuto di carboidrati riducono gli effetti collaterali e migliorano la chemioterapia e la radioterapia nei modelli animali, e vi è una grande promessa per questi interventi nella clinica oncologica.

Gli studi futuri in tal senso dovrebbero prendere in considerazione:

a: il rischio di cachessia nei pazienti, per cui quelli ad alto rischio possono beneficiare di una dieta chetogenica o di un digiuno intermittente;
b: lo stato immunologico dei pazienti arruolati, quando il trattamento con RCC può essere dannoso per la guarigione delle ferite o per le risposte infiammatorie;
c: lo stato metabolico dei pazienti, infatti i pazienti diabetici hanno controindicazioni durante la restrizione calorica cronica o digiuno intermittente, per cui il trattamento con metformina o una dieta chetogenica può essere di beneficio.

In sintesi, la RCC sembra essere promettente come terapia antitumorale di supporto. Studi clinici sono in corso e ci informeranno sull’uso potenziale di questi trattamenti dietetici insieme ai trattamenti convenzionali.
Spero di avervi dato il piu’ possibile informazioni in merito a questa delicatissima relazione tra cancro, chemioterapia e nutrizione e spero di essere stata il più completa ed esaustiva possibile…e’ implicito che NESSUNO SENZA SUPPORTO MEDICO ADEGUATO, DEBBA INTRAPRENDERE PERCORSI DI DIGIUNO INTERMITTENTE O DI RESTRIZIONE CALORICA CRONICA!
AFFIDATEVI A MEDICI SERI E NON SEDICENTI O SANTONI DI TURNO!!!

Dott.ssa Stefania De Chiara

REFERENZE:

Mattison JA, Colman RJ, Beasley TM, Allison DB, Kemnitz JW, Roth GS, Ingram DK, Weindruch R, de Cabo R, Anderson RM. Caloric restriction improves health and survival of rhesus monkeys. Nat Commun. 2017;8:14063.

Saleh AD, Simone BA, Palazzo J, Savage JE, Sano Y, Dan T, Jin L, Champ CE, Zhao S, Lim M, et al. Caloric restriction augments radiation efficacy in breast cancer. Cell Cycle. 2013;12(12):1955–63.

Longo VD, Panda S. Fasting, circadian rhythms, and time-restricted feeding in healthy lifespan. Cell Metab. 2016;23(6):1048–59.
Nogueira LM, Dunlap SM, Ford NA, Hursting SD. Calorie restriction and rapamycin inhibit MMTV-Wnt-1 mammary tumor growth in a mouse model of postmenopausal obesity. Endocr Relat Cancer. 2012;19(1):57–68

Ciara H. O’Flanagan1, Laura A. Smith1, Shannon B. McDonell1 and Stephen D. When less may be more: calorie restriction and response to cancer therapy . Hursting1,2.

Harrison DE, Strong R, Sharp ZD, Nelson JF, Astle CM, Flurkey K, Nadon NL, Wilkinson JE, Frenkel K, Carter CS, et al. Rapamycin fed late in life extends lifespan in genetically heterogeneous mice. Nature. 2009;460(7253):392–5
Cifarelli V, Lashinger LM, Devlin KL, Dunlap SM, Huang J, Kaaks R, Pollak MN, Hursting SD. Metformin and rapamycin reduce pancreatic cancer growth in obese prediabetic mice by distinct microRNA-regulated mechanisms. Diabetes. 2015;64(5):1632–42.

Martin K, Jackson CF, Levy RG, Cooper PN. Ketogenic diet and other dietary treatments for epilepsy. Cochrane Database Syst Rev. 2016;2:CD001903